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La Croce gloriosa di Cristo è il segno più eloquente e vero dell'Amore compiuto che vince su tutto con la forza del perdono
e la potenza della verità.
Togliere i crocifissi è il rinnovato subdolo tentativo dell'uomo
di mettere a tacere la Verità dell'Amore
per consacrare la propria decisione
che si perde nella giungla delle opinioni...
è così, uomo, che il tuo spessore umano si assottiglia...
e tu perdi di vista te stesso ed il senso della vita...
Don Luciano D'Arrigo
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Messori: "Via dagli uffici la foto di Napolitano"
«Seguendo questa logica pericolosa e settaria, dovendo rispettare anche i sentimenti politici oltre che quelli religiosi, perché non chiedere che dagli uffici pubblici sia tolta l’effigie del presidente Napolitano?». Vittorio Messori è in Spagna, per l’uscita del suo ultimo libro, ma non rinuncia a ragionare anche provocatoriamente sul tema del giorno.
Come reagisce alla sentenza di Strasburgo?
«Sono rattristato, amareggiato ma non scandalizzato. L’amarezza nasce da questa considerazione: da molto tempo ormai il crocifisso non è più soltanto un segno religioso, ma è diventato un simbolo umano per eccellenza, il simbolo dell’ingiustizia e della resistenza al male».
Volerlo cancellare è un’offesa alla religione cristiana?
«No, è un’offesa, anzi un peccato contro la storia. Il cristianesimo, la croce, ha a che fare con le origini della civiltà europea e dunque questa sentenza non va contro la religione, ma va contro la nostra storia e il senso della realtà».
Perché è importante il riferimento alle radici cristiane dell’Europa?
«Senza il cristianesimo il nostro continente non esisterebbe o nel caso esistesse, sarebbe assolutamente diverso. Nel V-VI secolo l’Europa non esisteva più, invasa da popoli nuovi provenienti dal Nord. L’amalgama tra la romanità e i barbari fu soltanto la Chiesa cattolica. Furono quelle ventimila abbazie che costellarono il continente, dalla Scozia a Pantelleria, da Lisbona fino a Kiev. I monaci hanno dato un contributo essenziale alla formazione della nostra civiltà».
Perché ha detto che non si scandalizza per la sentenza?
«Perché Gesù Cristo e la sua croce sono più grandi dei burocrati europei. Credo dovremmo smetterla con la pretesa di vivere in un’epoca di cristianità e renderci conto che siamo diventati un piccolo gregge, dunque non mi scandalizzerei a dover esporre la croce solo nei luoghi dove la religione cristiana è praticata. Per i cristiani la croce è ben di più di un simbolo culturale o di un riferimento storico».
Dunque lei toglierebbe i crocifissi?
«Non ho detto questo. L’esposizione dei crocifissi nelle scuole pubbliche, se non vado errato, venne disposta dalla legge Lanza nel 1857, mentre per gli uffici pubblici la disposizione risale al 1923, dopo i Patti Lateranensi. Nel 1988 il Consiglio di Stato ha definito la croce “simbolo della civiltà e della cultura cristiana, nella sua radice storica, come valore universale, indipendentemente dalla specifica confessione religiosa”. Vorrei ricordare che anche Palmiro Togliatti decise di far confluire nella Costituzione tutti i Patti Lateranensi e che non si oppose mai all’esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici».
Ora però l’Europa sentenzia e legifera...
«Ma allora, scusatemi, potrei chiedere anche di togliere la fotografia del capo dello Stato».
Che cosa fa, provoca? Non è la stessa cosa...
«Non esiste mica solo il sentimento religioso. Esiste anche il sentimento politico, e anche questo può essere offeso, non crede? Il presidente della Repubblica non è un alieno, giunto da Marte il giorno della sua designazione al Colle. Ammettiamo che io mi riconosca in una delle forze politiche che non hanno votato per lui fino all’ultimo. Sulla base del mio sentimento, potrei sentirmi offeso nel vedere la sua fotografia negli uffici pubblici. E chiedere di toglierla».
Il presidente rappresenta la nazione, rappresenta tutti, ed è un’istituzione laica.
«Certo, ma se offende il mio sentimento politico, non ho forse diritto di chiedere la rimozione della sua effigie dal municipio o dalla prefettura? La mia, ovviamente, è una boutade, e non mi sognerei mai di fare una richiesta del genere. Non ho nulla contro il presidente. L’ho detto soltanto per far comprendere che se cominciamo con questa logica, non ci fermiamo più. Abbiamo parlato di sentimento religioso e di sentimento politico. E quello sportivo dove lo mettiamo?».
Chi vuole togliere la croce dalle aule e dagli uffici si appella alla laicità dello Stato e al pluralismo religioso.
«Ribadisco: si tratta di una logica che personalmente trovo aberrante. Il crocifisso è da secoli simbolo di umanità e al contempo di speranza di resurrezione. Oltretutto, dà noia soltanto a qualche laicista nostrano, ma non, ad esempio, ai musulmani, che non mi risulta si siano lamentati».
Come, non ricorda il caso clamoroso di Adel Smith?
«Un caso isolato. Smith non rappresenta alcuna comunità islamica».
http://www.ilgiornale.it/interni/messori_via_uffici_foto_napolitano/
04-11-2009/articolo-id=396176-page=0-comments=1

Addio ad Alda Merini. A Scala ricordò la sua “follia”
Alda Merini, considerata tra le principali poetesse del Novecento, con una personalità originale, audace e irriverente, è morta a Milano all'età di 78 anni. Con la Costiera amalfitana, grazie alla manifestazione Scala incontra New York, negli ultimi anni aveva intessuto un rapporto “particolare”: qui si è trovata come a casa, protetta nella sua fragilità.
Nell'agosto del 2008 fu ospite d'eccezione nel duomo di San Lorenzo. Insieme alla voce di Giovanni Nuti, recitò il suo personale e quasi autobiografico “Poema della croce”.
Anche in quell'occasione, la poesia della Merini parlava della morte ma trasudava di vita e d’amore. Davanti ad un pubblico assorto, declamò con la sua voce sottile, ma profonda, il suo “Poema della croce”, nato dalla sua personale esperienza, quando rinunciò alle cure di recupero per sentire più a fondo il dolore di Gesù.
Merini era nata a Milano il 21 marzo 1931. Una data davvero significativa e simbolica e che le aveva dato anche lo spunto per una delle sue poesie.
“Sono nata il ventuno a primavera ma non sapevo che nascere folle, aprire le zolle potesse scatenar tempesta”. E la follia è stata una delle cifre di tutta la sua vita, avendo lei conosciuto anche l'internamento in ospedale psichiatrico, all'inizio degli anni Settanta.
Quei pochi giorni che trascorse a Scala, protetta come in un ventre materno, furono per lei un piccolo momento di rigenerazione, immersa in un piccolo mondo antico.
Grazie alla sua particolare sensibilità l'ha fatta amare anche a chi non conosceva la storia umana ricca di sofferenze e di drammi.
Da tempo si parlava per lei di un Premio Nobel - la proposta arrivò nel 1996 dall'Academie Francaise - ma non si è mai concretizzato.
“Sono una piccola ape furibonda. Mi piace cambiare di colore. Mi piace di cambiare di misura”. Sono queste le parole che aveva scelto per la homepage del suo sito ufficiale. Accanto ad una immagine in bianco e nero, con la sigaretta in mano e la altrettanto inseparabile collana di perle al collo
http://www.ecostiera.it/index.php?option=com_content&task=view&catid=28&id=3217&Itemid=45

http://associazioni.comune.firenze.it/radioestesia/immagini/donna_luce.gif
Vuoto d'Amore
Pensiero, io non ho più parole.
Ma cosa sei tu in sostanza?
qualcosa che lacrima a volte,
e a volte dà luce.
Pensiero, dove hai le radici?
Nella mia anima folle
o nel mio grembo distrutto?
Sei così ardito vorace,
consumi ogni distanza;
dimmi che io mi ritorca
come ha già fatto Orfeo
guardando la sua Euridice,
e così possa perderti
nell'antro della follia.
Alda Merini

http://www.craniosacrale.net/grafica/mani_farfalla.gif
«Educare è libertà,il resto è addestrare, ammaestrare, indottrinare.
Ho deciso di scrivere spinto da un bisogno impellente, comune alle persone di buon senso: la percezione che ciò che stiamo vivendo non sia frutto di errori di percorso o involuzioni impreviste, ma di una straordinaria mutazione antropologica che coinvolge la famiglia, i giovani e Ie loro culture, ovvero I'intera comunità».
Paolo Crepet
PREFAZIONE
Biglietto di accompagnamento
Ho deciso di scrivere spinto da un bisogno impellente, comune aIle persone di buon senso: la percezione che ciò che stiamo vivendo non sia frutto di errori di percorso o involuzioni impreviste, ma di una straordinaria mutazione antropologica che coinvolge la famiglia, i giovani e Ie loro culture, ovvero l'intera comunità.
Una mutazione che non dovrebbe indurre spavento ma curiosità, attenzione, voglia di provare a capire cosa sta accadendo e cosa potrà accadere.
Questo vademecum nasce dunque dal desiderio di cercare e accettare il confronto con tale nuova e inusitata complessità, anzi, di sfidarla. Ho cercato una modalità di scrittura nuova per me, che accogliesse la necessita di guardare alIa cronaca come a una metafora, a volte annichilente, delle nostre relazioni; di raccontare ciò che vedo e ascolto perché da gesti semplici e parole quotidiane si possa trarre ragionamento e critica; di ripensare ai miei vecchi e più recenti maestri per dire aIla mia generazione che senza di loro si procede alIa cieca; di riascoltare la mia musica e di ripercorrere alcune mie letture formative per ricordare a me stesso e a chi leggerà quanto dietro e dentro una nota o una pagina ci siano risposte a domande che abbiamo smesso di farci.
Un libro daIla forma di suk, il suono di una jam session, i colori di uno di quei cieli che mio nonno materno chiamava «da battaglia», sovrastanti il combattimento campale di una raffigurazione seicentesca. Contiene spunti, riflessioni, citazioni, note attorno al tema più importante e alla prova più determinante che dobbiamo affrontare: il nostro comune futuro, ovvero l'educazione e la crescita delle generazioni nuove.
(recenzione: http://www.paolocrepet.it/book.asp?ID_libro=20)




siamo anche...ciò che seminiamo
siamo ciò che pensiamo....
siamo ciò che amiamo...
e se amiamo....
noi siamo amore!!!!!
ciao danieluzzaaaaaaaaaaaaaaaa....ti voglio sempre bene
non scordartelo
@Mentina